Ciao amici!

La scorsa settimana abbiamo partecipato al dodicesimo Congresso Internazionale di Archeologia del Vicino Oriente Antico (12th ICAANE).

La nostra squadra, grazie al progetto Eduu, ha presentato il poster intitolato:

“Promoting the Iraqi Cultural Heritage among Younger Generations: The EDUU activities in Iraqi Schools”

Per chi volesse darci una letta ve lo allego al presente articolo! Non mi stanco mai di dirlo, ma per noi è stato un vero onore contribuire, con la nostra arte, alla rinascita di questa stupenda Nazione! L’IRAQ!

Compare alla pagina 33 del fumetto la “Strada di Baghdad”
https://www.jmxcomics.it/i-due-occhi/
Oggi intervistiamo l’archeologa Eleonora Carminati.

Ciao Eleonora, ma chi te lo ha fatto fare a diventare archeologa?

Penso sia stata l’archeologia stessa a scegliermi! Io volevo fare tutto’altro, in verità! 🙂

La curiosità, l’avventura e l’amore per la riscoperta del passato, che sia esso di migliaia di secoli fa o anche solo di poche decine di anni fa, sono state una forte spinta che mi hanno portato a scoprire il mondo dell’archeologia. Per quanto mi riguarda, aver viaggiato molto in paesi lontani, culla delle civiltà, aver condotto studi classici e aver preso parte a viaggi d’istruzione a tema archeologico, hanno spalancato la via alla scelta di questa intensa e faticosa carriera.

Quale è stato il tuo primo ritrovamento?

Oddio, sono passati troppi anni per ricordarselo e ogni ritrovamento è sempre speciale, perché fa parte di un contesto che stai investigando. Il mio primo scavo fu in Italia, nei pressi della località di Falerii, dove si scavava per riportare alla luce parte della famosa via Amerina, strada che congiungeva in epoca romana e medievale Roma ad Ameria, in Umbria. La riscoperta del tracciato del basolato romano fu sicuramente tra i miei ritrovamenti, il primo e uno dei più cari!

L’emozione più grande quale è stata?

Riportare alla luce parte di un insediamento di circa 6000 anni fa, in Georgia! Ero responsabile con un team internazionale dello scavo di una piccola casa dell’età del Bronzo, con la parete scavata nella montagna, facente parte di un complicato insediamento disposto su dei terrazzamenti. Dopo aver rimosso le pietre crollate all’interno delle strutture, che hanno sigillato questi antichi contesti, siamo stati in grado di riscrivere gli ultimi attimi di vita di questo villaggio prima del suo abbandono.

Sei stata contenta di comparire all’interno di questa stupenda serie a fumetti?

Sono onoratissima! E’ sempre un piacere vedere il proprio lavoro riconosciuto e ritratto a fumetti poi!! L’episodio di cui faccio parte parla di come l’archeologia sia una scienza in divenire. Di come nuovi dati e nuove informazioni possano apportare contributi tali da confermare, modificare o negare le ipotesi che gli archeologi propongono. Nel sito di Natsargora, in Georgia, durante le ultime campagne di scavo, fu possibile rinvenire frammenti di un rilievo che testimoniavano uno specifico culto religioso diffuso tra gli abitanti del sito stesso. Se prima si pensava che esistesse un rilievo soltanto, ci fu possibile dimostrare che in realtà questi erano più di uno!

Quanti animali hai in casa e come si chiamano?

Non quanti ne vorrei!

Nel mio piccolo appartamento possiamo ospitare soltanto un gattone tutto nero, Mandela. Ma io adorerei poter avere un cagnolone come te, Matrix!

Compare alla pagina 16 del fumetto la “Strada di Baghdad”
https://issuu.com/jackematrix/docs/la_strada_di_baghdad
Oggi intervistiamo l’archeologo Angelo di Michele.

Ciao Angelo, ma chi te lo ha fatto fare a diventare un archeologo?

In effetti io avevo iniziato come storico. La passione per la storia mi è rimasta ma fin dal primo anno di Università ho capito che era l’archeologia la mia strada. Ricordo che fu soprattutto la possibilità di partecipare a uno scavo in Siria nel lontano 2001 che mi fece comprendere come l’archeologia fosse il mestiere che più di ogni altro potesse appagare la mia curiosità. Credo che questa esperienza su un sito archeologico abbia riportato a galla tutta una serie di letture fatte negli anni giovanili. E da lì è cominciato un viaggio che continua tuttora e che mi ha portato in Siria, Georgia, Turkmenistan e Iraq e dovunque ho trovato luoghi e persone che ho considerato come una seconda casa.

Quale è stato il tuo primo ritrovamento?

Ecco questo è sempre legato al sito siriano di cui parlavo prima, Tell Afis. Ricordo che fu frammento di vaso di imitazione micenea, a quel tempo ovviamente non lo sapevo ancora. Certo fu dirompente l’idea che l’archeologia fosse una così affascinante finestra sul passato. Le idee, gli oggetti e le persone si muovevano, si spostavano e con loro il commercio e le guerre. Era un mondo che nascosto sotto i nostri piedi celava i suoi segreti e i suoi misteri e a noi archeologi non restava che rimuove un po’ di terra per iniziare a capire, e a studiare, una nuova civiltà.

L’emozione più grande quale è stata?

Difficile sceglierne una sola, se chiudo gli occhi e provo a immaginare la prima cosa che mi viene in mente è proprio l’atto di scavare in un sito archeologico, vedere le antiche rovine venire alla luce e con esse oggetti e ceramiche che ci aiutano a capire un po’ di più di quelle antiche civiltà. Posso dire che è proprio il momento prima della scoperta, stare sullo scavo, che rimane l’emozione più grande che può darmi questo lavoro.

Sei stata contenta di comparire all’interno di questa stupenda serie a fumetti?

È stato un grande onore soprattutto perché è stato all’interno di un progetto didattico rivolto ai giovani e giovanissimi fruitori dell’archeologia e soprattutto per la riapertura di un museo che in un paese che ha avuto una storia travagliata dalla guerra è un’importate segno di speranza.

Quanti animali hai in casa e come si chiamano?

Ho un gatto rosso tigrato (si chiama Sargon come il famoso re di Akkad) che ho incontrato 16 anni fa nella cittadina siriana di Saraqeb in cui era la sede della missione archeologica italiana a Tell Afis. Da allora è sempre con me a Bologna, non mi segue sugli scavi o nei viaggi come fa Matrix con Jack nei fumetti, diciamo che preferisce di gran lunga le comodità del divano di casa…

Compare alla pagina 2 del fumetto la “Gli Occhi”
https://www.jmxcomics.it/i-due-occhi/
Oggi intervistiamo l’archeologa Katia Gavagnin.

Ciao Katia, ma chi te lo ha fatto fare a diventare archeologa?

Ogni tanto me lo chiedo anche io…. non era una cosa che volevo fare da bambina come molti…è una passione che è nata piano piano, studiando all’Università. Ora come ora sono felicissima della mia scelta, anche se forse sarei diventata più ricca facendo altro!

Quale è stato il tuo primo ritrovamento?

Il primo vero ritrovamento non me lo ricordo…sai ho una certa età, ma mi ricordo benissimo il mio primo scavo in Siria dove ho trovato per la prima volta un sigillo, che avevo visto solo nei musei e nei libri, ed è stata davvero una grande emozione!

L’emozione più grande quale è stata?

La più grande emozione l’ho provata nel 2018 quando sono entrata per la prima volta in una tomba a camera in mattoni cotti del secondo millennio a.C. e anche l’anno scorso scavando un Rilievo Assiro, cosa che pochi archeologi possono dire di aver fatto!

Quanti animali hai in casa e come si chiamano?

Ho 2 gatti che si chiamano Steck e Anubi, ed un cane che si chiama Lot!

Compare alla pagina 33 del fumetto la “Strada di Baghdad”
https://issuu.com/jackematrix/docs/la_strada_di_baghdad
Oggi intervistiamo l’archeologa Eleonora Quirico.

Ciao Eleonora, ma chi te lo ha fatto fare a diventare archeologa?

Domanda che forse sarebbe meglio non porsi! Aldilà degli scherzi, risponderei innanzitutto la curiosità. Il passato non è altro che un serbatoio di domande ancora senza risposta, e l’archeologia è lo strumento con cui, sotto strati e strati di terra, si cerca di trovare spiegazioni ai piccoli e grandi eventi del passato. E poi il desiderio di vivere esperienze inconsuete, visitare luoghi lontani, incontrare culture, antiche e moderne, altrimenti sconosciute. Ma tanti altri fattori hanno collaborato a questa scelta! Ricordo che da bambina mi furono lette e raccontate l’Iliade e l’Odissea, i grandi poemi omerici; da qual momento decisi che avrei scalato l’Olimpo per dimostrare l’esistenza degli dei; direi allora che anche Omero ha collaborato!

Quale è stato il tuo primo ritrovamento?

Durante la mia prima missione archeologica partecipai allo scavo di un’area di carattere artigianale; ricordo benissimo il momento in cui, portando alla luce una zona dedicata alla cottura, mi parve di percepire ancora distintamente l’odore della cenere! Qualsiasi sia il valore del reperto che viene portato alla luce è emozionante pensare alla storia di quell’oggetto e al suo uso, secoli e secoli fa, da parte di uomini e donne del passato! Anzi spesso i reperti più normali sono quelli che raccontano le storie più interessanti.

L’emozione più grande quale è stata?

Negli ultimi anni ho avuto il privilegio di partecipare ad una missione archeologica nel sud dell’Iraq, l’antica Mesopotamia. Ricordo benissimo, dopo essere atterrata a Baghdad la prima volta, l’emozione smisurata nel vedere il fiume Tigri; dopo anni passati a studiare la terra tra i due fiumi, incontrare uno dei protagonisti di un’incredibile storia millenaria è stato l’inizio di un’esperienza indimenticabile!

Sei stata contenta di comparire all’interno di questa stupenda serie a fumetti?

Certamente! Per una grande appassionata di Tex Willer come me comparire in un fumetto è davvero un grande riconoscimento!Inoltre il fumetto mi ritrae in uno dei momenti più emozionanti della vita di un appassionato di archeologia vicino-orientale, la visita all’Iraq Museum: un luogo leggendario, che mai ai tempi dell’università avrei pensato di poter vedere dal vivo. Passeggiando per quelle gallerie tutti gli oggetti studiati e ammirati sui libri diventavano reali davanti ai miei occhi!

Quanti animali hai in casa e come si chiamano?

Moltissimi! E peraltro molti con nomi in tema archeologico: la mia prima cagnolina si chiamava Nisa, come il nome del sito archeologico in Turkmenistan dove ho partecipato alla mia prima missione; uno dei miei attuali cagnolini si chiama invece Nabu come il dio babilonese della scrittura (in realtà il suo nome completo sarebbe Nabucodonosor, come il grande sovrano di Babilonia, ma effettivamente chiamarlo così suonava forse un po’ troppo complicato!); infine la mia cavalla si chiama Sibilla (quando la prendemmo molti anni fa ero una bambina molto appassionata di miti classici!).

Archeologi a fumetti che intervistano altri archeologi a fumetti.
No, non è frutto della nostra momentanea pazzia. Nelle diverse uscite compaiono diversi archeologi ed esperti che ci hanno accompagnato in questi anni, quindi, perché non li conosciamo un po’ meglio? Da archeologi vissuti come siamo noi queste sono 6 le domande che andremo a porgere:
1- Chi te lo ha fatto fare a diventare un archeologo?
2- Quale è stato il tuo primo ritrovamento?
3- L’emozione più grande quale è stata?
4- Sei stata contenta/o di comparire all’interno di questa stupenda serie a fumetti?
5- Quanti animali hai in casa e come si chiamano? Matrix dai! Non c’entra come domanda!

Welcome to WordPress. This is your first post. Edit or delete it, then start writing!