Compare alla pagina 33 del fumetto la “Strada di Baghdad”
https://issuu.com/jackematrix/docs/la_strada_di_baghdad
Oggi intervistiamo l’archeologa Eleonora Quirico.

Ciao Eleonora, ma chi te lo ha fatto fare a diventare archeologa?

Domanda che forse sarebbe meglio non porsi! Aldilà degli scherzi, risponderei innanzitutto la curiosità. Il passato non è altro che un serbatoio di domande ancora senza risposta, e l’archeologia è lo strumento con cui, sotto strati e strati di terra, si cerca di trovare spiegazioni ai piccoli e grandi eventi del passato. E poi il desiderio di vivere esperienze inconsuete, visitare luoghi lontani, incontrare culture, antiche e moderne, altrimenti sconosciute. Ma tanti altri fattori hanno collaborato a questa scelta! Ricordo che da bambina mi furono lette e raccontate l’Iliade e l’Odissea, i grandi poemi omerici; da qual momento decisi che avrei scalato l’Olimpo per dimostrare l’esistenza degli dei; direi allora che anche Omero ha collaborato!

Quale è stato il tuo primo ritrovamento?

Durante la mia prima missione archeologica partecipai allo scavo di un’area di carattere artigianale; ricordo benissimo il momento in cui, portando alla luce una zona dedicata alla cottura, mi parve di percepire ancora distintamente l’odore della cenere! Qualsiasi sia il valore del reperto che viene portato alla luce è emozionante pensare alla storia di quell’oggetto e al suo uso, secoli e secoli fa, da parte di uomini e donne del passato! Anzi spesso i reperti più normali sono quelli che raccontano le storie più interessanti.

L’emozione più grande quale è stata?

Negli ultimi anni ho avuto il privilegio di partecipare ad una missione archeologica nel sud dell’Iraq, l’antica Mesopotamia. Ricordo benissimo, dopo essere atterrata a Baghdad la prima volta, l’emozione smisurata nel vedere il fiume Tigri; dopo anni passati a studiare la terra tra i due fiumi, incontrare uno dei protagonisti di un’incredibile storia millenaria è stato l’inizio di un’esperienza indimenticabile!

Sei stata contenta di comparire all’interno di questa stupenda serie a fumetti?

Certamente! Per una grande appassionata di Tex Willer come me comparire in un fumetto è davvero un grande riconoscimento!Inoltre il fumetto mi ritrae in uno dei momenti più emozionanti della vita di un appassionato di archeologia vicino-orientale, la visita all’Iraq Museum: un luogo leggendario, che mai ai tempi dell’università avrei pensato di poter vedere dal vivo. Passeggiando per quelle gallerie tutti gli oggetti studiati e ammirati sui libri diventavano reali davanti ai miei occhi!

Quanti animali hai in casa e come si chiamano?

Moltissimi! E peraltro molti con nomi in tema archeologico: la mia prima cagnolina si chiamava Nisa, come il nome del sito archeologico in Turkmenistan dove ho partecipato alla mia prima missione; uno dei miei attuali cagnolini si chiama invece Nabu come il dio babilonese della scrittura (in realtà il suo nome completo sarebbe Nabucodonosor, come il grande sovrano di Babilonia, ma effettivamente chiamarlo così suonava forse un po’ troppo complicato!); infine la mia cavalla si chiama Sibilla (quando la prendemmo molti anni fa ero una bambina molto appassionata di miti classici!).

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